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Museo della lavorazione del latte

immagine ingrandita Museo della lavorazione del latte - Targa (apre in nuova finestra) Il museo della latteria turnaria di Vanzone è nato grazie alla volontà dei proprietari dell'immobile e con l'impegno della pro Loco di Vanzone con San Carlo.
Ristrutturati i locali, raccolti e sistemati gli attrezzi, la Latteria museo è stata inaugurata mercoledì 14 agosto 2002.
Non si sa quando a Vanzone fu stabilita la prima latteria, ma è probabile prima del 1920. Si "dice" che la prima latteria di Vanzone fosse ubicata alle prime case della frazione Valeggio.
La seconda era certamente nella casa Buzzo, con gli artistici archi, all'inizio del paese, poco dopo la casa di riposo.
Nel 1934 furono acquistata dodici bacinelle di rame nuove dalla ditta di Luigi Panieri, per la somma di £ 385, segno inconfondibile che i soci stavano aumentando.
Nel 1937, Antonio Bozzo, ottantaseienne, diede £ 25.000 in prestito per la costruzione di una nuova latteria. Somma che poi donò, prima di morire.
Il presidente Emilio Trabucchi comprava, a nome di tutti i soci, la casa ora sede del museo, detta "della Mangulina", per l'importo di £ 1.800.
Iniziarono così i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio, con un ulteriore prestito di Emilio Trabucchi nel 1940 di £ 1.000.
Dotata di acqua potabile e dell'impianto elettrico, la latteria turnaria di Vanzone divenne un vero modello che fece scuola ad altri paesi.
immagine ingrandita Museo della lavorazione del latte - Ingresso (apre in nuova finestra) Il piano superiore, completamente ristrutturato, venne affittato alla casara di allora Clotilde Balestro, per la somma di £ 300 annue.
Durante il secondo conflitto mondiale ci fu una momentanea chiusura per poi raggiungere il massimo storico di produzione nel 1950, con gli oltre cinquantamila chilogrammi di latte lavorato da circa settanta soci.
La produzione si mantenne sui quarantacinquemila chili fino al 1957 per poi calare sensibilmente negli anni successivi.
Per secoli e secoli le singole famiglie hanno lavorato in proprio il loro latte, a scapito della qualità e con non trascurabili sprechi. D'inverno nelle stalle, presso le loro case, d'estate sugli alpeggi alti.
In primavera e in autunno sui pascoli di mezza montagna.
Durante la permanenza in alta quota, le bestie pascolavano in comune e così anche tutto il latte prodotto giornalmente veniva, per lo più, lavorato nella "casera" consortile; i vantaggi erano scontati: prodotti più freschi e igiene assicurata.
Ognuno poteva vantare la sua parte in base a quanto portato.
Le tradizionali pesate della sera di San Giacomo (25 luglio) e della mattina di Sant'Anna (26 luglio) stabilivano la quantità media giornaliera di ogni singolo.
Lo spirito di consorzio era partito dall'alto, ma non riuscì ad attecchire in paese: l'indole del montanaro, riluttante alle innovazioni, schivo e diffidente nel mettere in comune le proprie risorse, ha ritardato la nascita delle latterie comunitarie.
La prima latteria in Ossola nacque a Ornavasso, verso il 1870 e, in breve tempo, ne seguirono altre. Nel 1920 erano già una ventina le latterie ossolane.

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